Cosa è successo durante il lancio di macOS Big Sur?

Apple ha fatto vivere ore di trepidazione a milioni di utenti in tutto il mondo, rendendo praticamente impossibile installare macOS BIg Sur nelle prime ore di lancio. Cosa è successo davvero?

Chi sta leggendo questo articolo avrà probabilmente vissuto la stessa esperienza di tanti utenti che desideravano aggiornare quanto prima il loro Mac: problemi, problemi, problemi. Scaricare e installare Big Sur era praticamente impossibile e la situazione è migliorata solo dopo diverse ore.

update macos big sur

L’aggiornamento a Big Sur doveva teoricamente funzionare senza intoppi e invece ha causato interruzioni e problemi in tutto il mondo, anche per gli utenti che non stavano cercando di scaricare il nuovo sistema operativo.

È vero, chiunque può commettere errori, ma da Apple ci si aspetta sempre il meglio anche quando milioni di persone accedono contemporaneamente ai tuoi server per scaricare un aggiornamento da oltre 10 GB.

Tra l’altro, non solo ci sono stati problemi nello scaricare il sistema operativo, ma anche chi stava utilizzando vecchie versioni di macOS ha avuto difficoltà a lanciare diverse applicazioni. E questo è un grave danno di immagine, soprattutto in una fase di transizione hardware verso i processori ARM che dovrebbe ispirare molta più fiducia nel consumatore: le app che funzionavano perfettamente su Mac con macOS Catalina improvvisamente non si avviavano più, a meno che l’utente non si disconnettesse da internet.

Il ricercatore di sicurezza e hacker Jeffry Paul ha spiegato cosa è successo in questo frangente, sollevando alcuni dubbi su privacy e sicurezza:

Nelle versioni moderne di macOS, non puoi semplicemente accendere il computer, avviare un editor di testo o un lettore di eBook e scrivere o leggere, senza che venga trasmesso e archiviato un registro della tua attività. Si scopre che nella versione corrente di macOS, il sistema operativo invia ad Apple un hash (identificatore univoco) di ogni programma che esegui, quando lo esegui. Molte persone non se ne rendevano conto, perché il processo è silenzioso e invisibile e lavora istantaneamente e con grazia quando sei offline, ma ieri il server è diventato molto lento e non ha raggiunto l’obiettivo in modo veloce, per questo le app di tutti gli utenti  si aprivano lentamente se era attiva una connessione a Internet.

Poiché Apple esegue questa operazione utilizzando Internet, il server vede il tuo IP, ovviamente, e sa a che ora è arrivata la richiesta. Un indirizzo IP consente la geolocalizzazione grossolana, a livello di città e a livello di ISP, e condivide una tabella con le seguenti intestazioni: Data, ora, computer, ISP, città, stato, hash dell’applicazione.

Ciò significa che Apple sa quando sei a casa. Quando sei al lavoro. Quali app apri nei vari posti e con quale frequenza. Sanno quando apri Premiere a casa di un amico sul loro Wi-Fi e sanno quando apri Tor Browser in un hotel durante un viaggio in un’altra città.

Le richieste OCSP non sono crittografate e non è solo Apple ad avere accesso ai dati: queste richieste vengono trasmesse in chiaro. Tutti coloro che possono vedere la rete possono vederli, incluso il tuo ISP e chiunque abbia collegato i propri cavi.

Fortunatamente, Paul afferma che sottolinea che questo sistema probabilmente è stato rimosso con macOS Big Sur.

Durante quelle frenetiche ore, in rete abbiamo poi letto commenti di clienti molto arrabbiati, soprattutto tra coloro che magari hanno acquistato il primo Mac da pochi mesi e affrontavano per la prima volta un major update del sistema operativo. Insomma, un pessimo biglietto da visita.

Tra l’altro, va notato che macOS Big Sur è stato caricato sui server già il 9 novembre, ma Apple ha deciso di distribuirlo solo tre giorni dopo. Come mai questa attesa se le versioni erano le stesse? In pratica, l’update era pronto per il rilascio già dopo l’evento di presentazione dei Mac Apple Silicon, ma Apple ha preferito attendere altri tre giorni senza nessuna apparente ragione tecnica.

Probabilmente, Apple ha voluto evitare un sovraccarico maggiore dovuto non solo agli utenti che provavano ad aggiornare a Big Sur, ma anche a coloro che accedevano all’Apple Store online per preordinare i nuovi Mac.

A prescindere da questo, è molto probabile che alcune persone all’Apple Park abbiano passato una brutta giornata, visto che Tim Cook e gli altri dirigenti avranno cercato di capire le cause di questi problemi e i relativi responsabili.

Un altro appunto riguarda però la comunicazione. Se dopo diverse ore i problemi persistono, Apple avrebbe potuto cambiare da remoto i messaggi di errore, magari invitando gli utenti a riprovare il giorno successivo a causa di sopraggiunti generici problemi. Ed invece, sono stati gli utenti a dover capire e scoprire cosa stava succedendo e trovare poi soluzioni alternative.

Tra l’altro, Apple è abituata a carichi anche maggiori se si pensa che iOS 14 è stato distribuito senza troppi intoppi e che il numero di iPhone e iPad è nettamente maggiore rispetto al numero di Mac in circolazione.

Secondo le prime indiscrezioni, si è trattato di una serie di errori che non sono stati corretti per tempo e hanno provocato un danno maggiore. Un tempestivo e corretto intervento avrebbe potuto risolvere prima questa situazione, ma a quanto pare c’è voluto più del previsto.

E voi, come avete vissuto questo aggiornamento?

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