Apple manda ufficialmente in pensione il Mac Pro e chiude una delle linee più iconiche della sua storia

Apple fa sapere Apple di aver interrotto la produzione del Mac Pro e di non prevede nuovi modelli.

Apple ha confermato che il Mac Pro non verrà più prodotto, tanto che il modello è ora sparito dal sito ufficiale e non sono previsti nuovi modelli in futuro. È una notizia molto importante, non solo perché chiude una linea storica, ma perché certifica ufficialmente quello che da mesi sembrava già evidente guardando la direzione del catalogo Mac.

A conti fatti, il Mac Pro era rimasto fermo troppo a lungo. L’ultimo aggiornamento risale al giugno 2023, quando Apple aveva portato il chip M2 Ultra anche su questa macchina, ma il design era rimasto quello della torre modulare introdotta nel 2019. Da allora non è più arrivato nulla di davvero nuovo, mentre intorno il resto della gamma professionale ha continuato a correre.

Poi Apple, nel marzo 2025, ha presentato il nuovo Mac Studio definendolo apertamente il Mac più potente mai realizzato.

Il Mac Pro era diventato troppo difficile da giustificare

Il problema non era solo tecnico, ma anche di posizionamento. Il Mac Pro partiva da 6.999 dollari negli Stati Uniti ed era rimasto una macchina per una nicchia sempre più ristretta. Con Apple Silicon, la distanza tra Mac Studio e Mac Pro si era assottigliata parecchio sul piano delle prestazioni, mentre il vantaggio vero del Mac Pro restava soprattutto la presenza degli slot PCIe interni. Apple stessa, nelle specifiche del modello 2019, indicava otto slot PCI Express come uno dei suoi grandi punti di forza. Ma per molti utenti professionali quel vantaggio da solo non bastava più a giustificare prezzo, ingombro e mancanza di aggiornamenti rapidi.

La storia del Mac Pro è il perché della sua fine

Questa uscita di scena pesa anche perché il Mac Pro è stato per anni il simbolo del desktop Apple più estremo. Nel 2013 Apple aveva provato a reinventarlo con il celebre modello cilindrico, quello che ancora oggi molti ricordano come il Mac Pro “cestino”.

Qualche anno dopo, nel 2017, la stessa Apple ammise pubblicamente di essersi infilata in un vicolo cieco termico con quel design. In una rara autocritica, i dirigenti Apple spiegarono che la struttura interna aveva limitato in modo pesante l’evoluzione della macchina.

Da lì nacque il ritorno alla forma tower del 2019, con una macchina molto più modulare e molto più vicina a ciò che i professionisti chiedevano davvero: tanta potenza, memoria enorme e soprattutto otto slot PCIe. Era il tentativo di rimettere in carreggiata una linea che Apple aveva chiaramente capito di aver gestito male negli anni precedenti.

C’è poi un paradosso interessante in tutta questa vicenda. Apple Silicon ha ridato forza enorme ai Mac, ma ha anche reso molto più difficile giustificare l’esistenza del Mac Pro. Con chip sempre più potenti, più efficienti e integrati in macchine compatte, il Mac Studio ha finito per occupare quasi tutto lo spazio che una volta apparteneva naturalmente al Mac Pro.

E quando l’ultimo desktop professionale più grande, più costoso e meno aggiornato resta indietro rispetto a quello più piccolo, la fine diventa quasi inevitabile.

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