
Apple starebbe preparando una roadmap Mac piuttosto insolita per la fine del 2026. Da una parte ci sarebbe un nuovo Mac Studio con chip M5 Ultra, pensato per la fascia professionale più estrema. Dall’altra, un MacBook Pro 14 pollici base con chip M6, destinato a inaugurare la prima generazione Apple Silicon a 2 nanometri.
Due prodotti molto diversi, ma collegati dallo stesso tema: Apple vuole accelerare sulle prestazioni, soprattutto per AI e grafica, proprio mentre il mercato della memoria sta rendendo i Mac più costosi e più difficili da configurare.
Mac Studio M5 Ultra: il Mac più potente potrebbe arrivare entro fine 2026
Secondo Bloomberg, Apple starebbe ancora pianificando il lancio di un nuovo Mac Studio con chip M5 Ultra entro il 2026, anche se la finestra resta incerta. Il prodotto sarebbe stato inizialmente previsto prima, ma i problemi di disponibilità della memoria e l’aumento dei prezzi avrebbero spinto Apple a rinviare il debutto.
Il Mac Studio non viene aggiornato da marzo 2025 e l’arrivo del chip M5 Ultra rappresenterebbe l’ultima grande evoluzione della famiglia M5 prima del passaggio alle generazioni successive.
Le specifiche attese parlano di circa 36 core CPU e 80 core GPU. Numeri non lontanissimi dall’attuale M3 Ultra, che arriva fino a 32 core CPU e 80 core GPU, ma il salto dovrebbe arrivare soprattutto da efficienza, architettura e gestione della memoria.
La parte più impressionante riguarda la memoria. Apple avrebbe testato configurazioni del Mac Studio M5 Ultra con fino a 768 GB di memoria unificata.
Sarebbe una quantità enorme, pensata per carichi di lavoro molto specifici: AI locale, rendering 3D pesante, montaggio video professionale, simulazioni, grandi dataset e workflow creativi avanzati.
Il problema è che proprio la memoria è oggi il componente più delicato. Apple ha già tagliato alcune configurazioni Mac di fascia altissima: il Mac Studio M3 Ultra, che in passato arrivava fino a 512 GB di RAM, oggi risulta molto più limitato nelle opzioni disponibili.
E poi c’è il prezzo. Dopo gli aumenti recenti, il Mac Studio M3 Ultra con 96 GB di memoria è passato da 3.999 a 5.299 dollari. Se Apple dovesse davvero offrire una versione con 768 GB in piena crisi RAM, il prezzo potrebbe superare facilmente i 10.000 dollari.
Di fatto, sarebbe una macchina potentissima, ma destinata a una nicchia ancora più ristretta.
MacBook Pro M6: il primo Mac con chip Apple a 2 nanometri
Il secondo prodotto in arrivo potrebbe essere ancora più importante dal punto di vista tecnologico: un MacBook Pro 14 pollici base con chip M6.
Apple avrebbe in programma di introdurre il chip M6 entro la fine del 2026, e per la prima volta si tratterebbe di un chip standalone. Questo significa che, almeno secondo il report, non ci sarebbero M6 Pro e M6 Max. I chip di fascia alta arriverebbero direttamente con la famiglia M7 nel 2027.
È una scelta particolare, ma non assurda. Apple potrebbe voler usare M6 per inaugurare la nuova architettura a 2 nanometri sui Mac entry-level, riservando invece il vero salto professionale alla generazione M7.
Il chip M6 dovrebbe usare il processo N2 di TSMC, passando quindi dai 3 nanometri utilizzati nelle ultime generazioni ai 2 nanometri. In teoria, questo permette di inserire più transistor nello stesso spazio, migliorando prestazioni ed efficienza energetica.
Il nuovo M6 dovrebbe portare anche una memoria più veloce, con banda passante intorno ai 200 GB/s, rispetto ai 153 GB/s dell’M5.
Questo miglioramento può incidere molto su grafica, video, giochi, editing e soprattutto funzioni AI eseguite direttamente sul dispositivo. Apple starebbe inoltre lavorando a una nuova architettura della memoria, a un Neural Engine migliorato e a un GPU più adatto ai carichi AI.
Secondo il report, Apple sta testando versioni del chip con GPU fino a 12 core, mentre l’M5 si ferma a 10 core.
Non sarebbe quindi un semplice aggiornamento annuale. M6 potrebbe rappresentare il primo vero passo della nuova fase Apple Silicon, più orientata ad AI locale, efficienza e comunicazione più rapida tra CPU, GPU, Neural Engine e memoria.
Un altro dettaglio importante riguarda il packaging del chip. Apple dovrebbe passare alla tecnologia WMCM, cioè Wafer-Level Multi-Chip Module.
Senza entrare troppo nel tecnico, questa soluzione permette di integrare più da vicino componenti come CPU, GPU, DRAM e Neural Engine, migliorando la comunicazione interna e riducendo alcuni colli di bottiglia.
È un passaggio molto coerente con la direzione che sta prendendo Apple Silicon. Non conta solo quanto è potente ogni singolo componente, ma quanto velocemente riescono a lavorare insieme.
Per funzioni AI, grafica avanzata e video encoding, questa integrazione può fare una grande differenza.
Mac mini, iMac e MacBook Air: roadmap ancora poco chiara
Il report parla anche della possibilità che altri Mac entry-level ricevano il chip M6, ma qui la situazione è meno chiara.
Apple starebbe testando in modo specifico il MacBook Pro 14” base con M6. Per Mac mini e iMac, invece, alcune indiscrezioni precedenti parlavano ancora di chip M5. Il MacBook Air è stato aggiornato a marzo 2026, quindi potrebbe non passare a M6 prima del 2027.
In pratica, la roadmap Mac sembra meno lineare rispetto al passato. Apple potrebbe introdurre M6 su alcuni modelli selezionati, usare ancora M5 su altri e poi spostare la fascia alta direttamente su M7.
È una strategia un po’ strana, ma comprensibile se l’obiettivo è accelerare sulla parte AI senza dover aggiornare tutta la gamma nello stesso momento.
Prova la nuova sezione commenti!