
I nuovi MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max portano un cambiamento architetturale importante: Apple ha abbandonato la classica combinazione tra performance core ed efficiency core che caratterizzava i chip Pro delle generazioni precedenti.
Eppure, almeno nei dati ufficiali, l’autonomia non ne risente.
Sui MacBook Pro del 2024, Apple indicava per M4 Pro una CPU con combinazioni da 8 performance core e 4 efficiency core oppure 10 performance core e 4 efficiency core, mentre M4 Max arrivava fino a 12 performance core e 4 efficiency core. Nei nuovi M5 Pro e M5 Max, invece, Apple descrive una CPU a 18 core composta da 6 “super core” e 12 nuovi performance core, senza più citare efficiency core tradizionali.
Questo però non significa che Apple abbia scelto una strada meno attenta ai consumi. Al contrario, nel comunicato ufficiale l’azienda spiega che i nuovi performance core sono stati progettati per carichi professionali multi-thread “power-efficient”, quindi con un’attenzione specifica all’efficienza energetica anche in assenza della vecchia distinzione tra core veloci e core parchi nei consumi.
Secondo le specifiche ufficiali Apple, il MacBook Pro 14 pollici con M5 Pro offre fino a 14 ore di navigazione web in wireless, mentre il 14 pollici con M5 Max arriva a 13 ore. Sono esattamente gli stessi valori dichiarati per i corrispondenti modelli da 14 pollici con M4 Pro e M4 Max.
Anche sul 16 pollici il quadro resta allineato: Apple indicava fino a 17 ore di navigazione web in wireless per il modello con M4 Pro e fino a 14 ore per quello con M4 Max, e 9to5Mac segnala che i nuovi modelli con M5 Pro e M5 Max mantengono gli stessi valori massimi.
Quindi, almeno sulla carta, il passaggio alla nuova architettura non ha portato alcuna penalizzazione evidente sul fronte batteria nei modelli Pro più avanzati.
Tutto questo ci dice anche che Apple ha cambiato profondamente la struttura interna del chip, ma è riuscita a farlo senza toccare in peggio l’autonomia dichiarata. Ed è già un risultato notevole, perché di solito una CPU più aggressiva, con core di nuova impostazione e una GPU più spinta sull’AI, rischia di spostare l’equilibrio energetico.
Invece Apple continua a promettere fino a 24 ore di autonomia massima sulla gamma MacBook Pro nel complesso e, per i modelli con M5 Pro e M5 Max, mantiene gli stessi valori di navigazione web dei predecessori. Questo suggerisce che il salto prestazionale e quello energetico stiano andando nella stessa direzione, almeno secondo i test interni dell’azienda.
La spiegazione più probabile? Passa dalla Fusion Architecture.
Apple non dice in modo esplicito che la tenuta dell’autonomia dipenda da un solo fattore. Però offre due indizi importanti. Il primo è la nuova Fusion Architecture, che unisce due die in un singolo SoC con alta banda e bassa latenza. Il secondo è la descrizione dei nuovi performance core, che vengono presentati come ottimizzati per offrire efficienza nei carichi multi-thread professionali.
Per questo motivo, l’ipotesi che la nuova architettura possa compensare l’assenza degli efficiency core classici, è plausibile.
Apple sembra voler superare la vecchia narrazione “performance core contro efficiency core” per passare a una struttura più ibrida, in cui i nuovi core professionali cercano di tenere insieme velocità elevata ed efficienza energetica. Il fatto che Johny Srouji, nel presentare M5 Pro e M5 Max, abbia insistito proprio su prestazioni, efficienza e memoria unificata nella stessa frase va letto anche in questo senso.
Se questo approccio funzionerà davvero come promettono le specifiche, i nuovi MacBook Pro potrebbero risultare ancora più interessanti non solo per chi cerca potenza bruta, ma anche per chi lavora spesso lontano da una presa di corrente e non vuole sacrificare prestazioni quando scollega l’alimentatore. Apple, del resto, continua a ribadire che i nuovi MacBook Pro mantengono le stesse prestazioni anche a batteria.